Le ragioni del NO all’ipotesi contrattuale

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MODIFICHIAMO L’IPOTESI CONTRATTUALE, AL REFERENDUM VOTIAMO NO

MODIFICHIAMO L'IPOTESI CONTRATTUALE, AL REFERENDUM VOTIAMO NO

Sciopero Generale 15 Dicembre 2012

Sciopero SiLaR

IL SILAR DICHIARA SCIOPERO PERCHÉ ESCLUSO DALLE TRATTATIVE CONTRATTUALI

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Comunicato post elezioni RSU Milano

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Manifesto Elettorale SiLaR

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Dichiarazione alle OO.SS.

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Riprendiamoci la RAI

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CONTRASTIAMO L’INERZIA AZIENDALE

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EXPO OPPORTUNITA’ PER MILANO

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Come accelerare il Piano di destrutturazione della RAI

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L’abdicazione della RAI

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Questo non è un piano industriale!

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Rai: partite iva, appalti esterni, contratti, le proteste INDIGNERAI

Tra le varie anomalie insite in Rai, rientra anche la singolare situazione dei lavoratori: 13229 dipendenti tra assunti a tempo determinato e indeterminato, e 45 mila collaborazioni esterne in cui rientrano tutti i tipi di fascia retributiva, di figure professionali, di partite iva – tra cui anche registi, programmisti, e personale della redazione – e chi riveste mansioni poco chiare riferite a ruoli autoriali. E tanti, tantissimi precari. 

La controversa Rai, però, anziché assorbire i precari o le partite Iva o assumere a tempo indeteminato i contratti a  tempo, continua a rincorrere gli appalti esterni e le maxiconsulenze, nonostante esistano risorse professionali interne con altissime competenze.
In tutto questo calderone, manca un rinnovo contrattuale da 34 mesi.
A scanso di sindacati, un anno fa, qualcuno ha cominciato a protestare con scioperi e presidi: il gruppo INDIGNERAI.
Due membri di questo gruppo – che hanno chiesto di rimanere anonimi – ci hanno raccontato la loro versione dei fatti che CorriereInformazione.it vi riporta qui a seguire.

Sono stati indetti degli scioperi, ma se n’è saputo molto poco. Di cosa si è trattato? 
Ce ne fu uno a pieno turno a dicembre 2010 e l’altro a dicembre 2011, entrambi molto partecipati con lavoratori provenienti dalle diverse sedi Rai in tutta Italia. Nonostante ciò, non furono sfruttati dai sindacati nel giusto modo. Poi ne abbiamo fatti altri ad orari, 2 ore durante la mattinata e 2 ore durante il turno serale, arrecando un po’ di fastidio ai Tg. In Rai vige la normativa sul servizio pubblico secondo cui un minimo di servizio deve essere sempre garantito.

Perché nessuno ne ha parlato?
Decidere se passare o meno la notizia degli scioperi è stato a discrezione del sindacato giornalisti Usigrai insieme alle redazioni dei Tg. Esistono dei filtri da loro stabiliti in relazione a ciò che deve essere mandato in onda durante un telegiornale. Perciò, non avendo ritenuto importanti le motivazioni dello sciopero, non ne hanno trasmesso la notizia o l’hanno trasmessa in modo molto limitata. Per quello che riguarda le testate, solo Il Fatto Quotidiano ne ha parlato. In generale, i giornali non vedono di buon occhio l’emittente e, in più, molti giornalisti sono di netta rispondenza politica. Lo sono anche le direzioni dei TG. Ecco perché i notiziari non informano come dovrebbero e raccontano opinioni politiche spesso faziose. Questo comporta uno scarso servizio all’utente. Tutta l’offerta è scadente. Il servizio pubblico non è più tale perché i programmi messi in onda non lo sono. Noi non ci stupiamo affatto che il cittadino veda la RAI come un carrozzone mangiasoldi incapace di distinguersi dalla tv privata. E non ci stupiamo neanche che evada il canone, perché è costretto, oggi, a pagare obbligatoriamente una tassa che era considerata accettabile in un tempo passato, quando esisteva solo la Rai e l’offerta televisiva era di un certo livello. Oggi non è più così e le cose sono cambiate e molto.

A cosa hanno portato gli scioperi?
Gli scioperi hanno portato alla sospensione e al congelamento del Piano Industriale Masi-Lei, ed ad una non firma del Contratto Nazionale di Lavoro proposto dall’azienda perché ritenuto iniquo e inadeguato. È stato un gran risultato, considerato che, attualmente, sono in corso le nuove trattative tra i sindacati e i vertici Rai.

Quali sono le sigle sindacali presenti in Rai e quali posizioni hanno tenuto?
UIL, LIBERSIND e UGL, erano molto vicini all’allora vigente Cda e, quindi, approvavano la firma del contratto e del Piano Industriale Masi-Lei. Le sigle CGIL, SNATER e CISL, erano contrarie. Questi ultimi hanno fatto, grazie alla continua pressione esercitata da noi Gruppo INDIGNERAI, un referendum sulla sfiducia da parte dei lavoratori nei confronti dell’operato della Lei. La vittoria di chi la sfiduciò, fu netta e schiacciante. Gli altri hanno fatto una raccolta di firme per accettare la proposta del rinnovo del contratto, ma non c’è stato lo stesso numero di firme che c’è stato per votare la sfiducia.

La prima cosa imminente da fare per un riassetto della Rai, quale sarebbe?
Il primo grande problema da risolvere è rendere la Rai veramente indipendente dalla politica e al servizio dei cittadini-utenti: è necessaria, quindi, l’abrogazione di intere parti della legge Gasparri – che vincola e rimette il consiglio di amministrazione a elezione dei politici, e che non pone limite al soggetto che desideri avere una certa quantità di mezzi di trasmissione – e abolire il conflitto di interessi. Anche su questo si sta mobilitando il Gruppo INDIGNERAI.

Come si lavora in Rai?
Con molto amore e passione e con fatica, perché la situazione è alquanto disagevole. Non ci sono investimenti di nessun tipo, né da un punto di vista tecnologico né di formazione. Ci sono macchinari obsoleti, mezzi vecchi di 20 anni. Non si riesce a fare neanche l’ammodernamento in digitale, spesa considerata troppo onerosa. Contrattualmente, poi, ci sono tante situazioni anomale. I partita iva, per esempio, svolgono mansioni come se fossero a contratto pur non avendo nessuna garanzia né tutela. Tuttavia, le persone che ci lavorano sono tutte molto motivate. Vogliono produrre un servizio pubblico e lo vogliono fare bene, ponendo al centro dell’attenzione gli abbonati e, dunque, gli spettatori.

Un’ultima domanda: voi dipendenti, al momento della firma del contratto, avete firmato anche un codice etico che vieta di parlare in modo negativo della Rai fuori della stessa …
A prescindere che queste sono cose che sono state già rese pubbliche, noi non stiamo parlando negativamente dell’Azienda in quanto tale. Vogliamo, piuttosto, denunciare chi l’ha condotta a ritrovarsi con le casse vuote a causa di una folle rincorsa verso il fondo, scaturita da un conflitto di interesse mai risolto in sede di discussione politica. I dipendenti RAI non stanno violando messun codice etico. Semmai sono pronti a difenderlo da chi quel codice lo disattende un attimo dopo averlo scritto. Noi vogliamo che la Rai si rinnovi e che riscontri un nuovo consenso da parte dei cittadini-fruitori, tornando ad informare, educare, divertire. Vogliamo il bene dell’azienda e, sradicando la Gasparri, si ridarebbe la speranza a noi sia come cittadini che come dipendenti RAI. Desiderare tutto questo e agire su tutti questi fronti, è disattendere un codice etico?

Federica Gualtieri

 

Da: http://www.corriereinformazione.it/2012101322035/lavoro/rai-partite-iva-appalti-esterni-contratti-le-proteste-indignerai.html

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