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MODIFICHIAMO L’IPOTESI CONTRATTUALE, AL REFERENDUM VOTIAMO NO

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Sciopero Generale 15 Dicembre 2012

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IL SILAR DICHIARA SCIOPERO PERCHÉ ESCLUSO DALLE TRATTATIVE CONTRATTUALI

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Comunicato post elezioni RSU Milano

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Manifesto Elettorale SiLaR

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Riprendiamoci la RAI

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CONTRASTIAMO L’INERZIA AZIENDALE

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Come accelerare il Piano di destrutturazione della RAI

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Canone Rai, gli evasori nel mirino di Masi

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Conti in rosso, l’azienda punta a recuperare 400 milioni

ROMA — «Mi rivolgo al vi­ceministro Romani chiedendo a lui e al governo un impegno chiaro per una seria lotta al­l’evasione del canone e perché il canone sia sempre adeguato all’enorme offerta del servizio pubblico». Mercoledì 14 otto­bre, il presidente della Rai guarda negli occhi Paolo Ro­mani, viceministro per le Co­municazioni che ha organizza­to il seminario sul digitale ter­restre (sul palco c’è Fedele Confalonieri). Romani sorride e annuisce. Garimberti: «Spe­ro che ora arrivino atti concre­ti » .

La frase di Paolo Garimberti è stata solo l’anticipazione di una inevitabile strategia che la Rai dovrà adottare per salvar­si: recuperare la quota di eva­sione del canone, proprio nei giorni in cui il presidente del Consiglio ha (parole sue) «fat­to una brutta previsione, il 50% degli italiani non pagherà più il canone, andando avanti così, con un uso criminoso del­la Rai».

Quella quota di canone do­vrà tornare in azienda, sostie­ne la Rai, pena un «buco» cla­moroso alla fine del 2012. A parlarne, la prossima settima­na, sarà il direttore generale dell’azienda Mauro Masi che porterà all’esame del Consi­glio, probabilmente giovedì, il piano industriale triennale 2010-2012. Il documento è sta­to approntato da Masi e da un gruppo di lavoro composto dai quattro vicedirettori gene­rali (Gianfranco Comanducci, Lorenza Lei, Giancarlo Leone, Antonio Marano) con la super­visione di Fabio Belli, respon­sabile della Pianificazione e controllo (che dipende da Lo­renza Lei). Dopo le voci e le ipotesi (di cui ha scritto il 1 ottobre su queste pagine Sergio Rizzo), il capo operativo della Rai mette­rà nero su bianco le cifre uffi­ciali del deficit. Nel 2010 si toc­cherà quota 275 milioni: colpa dei diritti sportivi (Mondiali di calcio e Olimpiadi inverna­li), del calo pubblicitario pro­babilmente costante rispetto al 2009 (quest’anno gli introiti Sipra, la concessionaria della pubblicità, chiuderanno i con­ti con un -20% rispetto al 2008 su un fatturato di un miliardo e cento milioni, quindi circa -220 se non addirittura -250 milioni) e di altre spese ag­giuntive (lancio di canali tema­tici, l’operazione digitale terre­stre). Il «rosso» proseguirà, nelle previsioni di Masi, nel 2011 (almeno -100 milioni) e nel 2012 (sempre almeno -100 milioni). Quindi la stima che il direttore generale farà in Con­siglio sarà, verosimilmente, di un deficit di 500 milioni di eu­ro, quindi quasi 600 partendo dal 2009. Una cifra che potreb­be obbligare l’azienda a ricor­rere alle banche.

Masi ipotizzerà (non giove­dì ma in futuro) diversi inter­venti. Per esempio immobilia­ri (vendite o messa a reddito di importanti edifici, affittan­doli). O il rientro nell’azienda principale delle attività di alcu­ne consociate, ritenute costo­se (toccherà a Rai Trade, a Rai International, a Rai Sat, a Rai Cinema?) Tagliando poi i costi di alcune produzioni e del per­sonale. Ma l’intervento struttu­rale e sostanziale su cui Masi dovrà inevitabilmente punta­re sarà il recupero dell’evasio­ne del canone. Un mancato in­troito del 30% degli abbonati «vale» almeno 400 milioni sul­la carta. Masi avrà come princi­pale alleato in questa battaglia per recuperare il canone pro­prio un uomo di area centrode­stra, il consigliere Angelo Ma­ria Petroni, nominato in Cda dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il 29 settem­bre scorso, alla Camera duran­te il convegno della rivista «Formiche», Petroni ha avan­zato di nuovo (stavolta col con­sigliere di area Udc Rodolfo De Laurentiis) la sua proposta: «agganciare» il pagamento del canone alla bolletta della luce.

Il recupero potrebbe non an­dare interamente alla Rai. Una quota di 100 milioni, sostiene Petroni, potrebbe abbattere il canone alle fasce sociali più svantaggiate (possessori di So­cial card) o abbassarlo per tut­ti a 99 euro.

Fatto sta che l’intervento sul canone, stavolta in termini ultimativi da parte della Rai nei confronti del governo, sembra inevitabile. La recente crisi economico-finanziaria, sostengono al settimo piano della Rai, non renderebbe sem­plice nemmeno a un’azienda solida come la Rai l’accesso a prestiti così massicci.

Paolo Conti
18 ottobre 2009

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